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La spiritualità pratica. (di Andrea Panatta).
Il più grande problema dei percorsi spirituali oggi vissuti è che sembra siano stati inventati per render le persone tutto fuor che auto sufficienti. Sembrano al più una serie di concetti astratti, a tratti molto belli ma inutili in pratica e sembra che rendano dipendenti dal Guru o dal Maestro del momento. Ad oggi la difficoltà più grande in cui si imbatte chi si trova in questi ambiti è sempre quella dello scetticismo, se non della derisione e la cosa è ancora più marcata quando parliamo di Terapie Energetiche e di tutto ciò che a queste è associato. Ma dopo qualche anno speso nell'ambiente non posso dare torto a chi contesta, deride e rifiuta ogni cosa che porti suffissi come New Age, Spirituale, Terapia Alternativa o energetica. Non posso dargli torto a causa del fatto che in effetti in questo ambiente c'è un sacco di esagerazione, di tendenza a fare appunto il guru e a gonfiare i propri ego e anche una oggettiva difficoltà ad essere obiettivi. A parziale discolpa di coloro che orbitano nella sfera dell'invisibile e ne percorrono il lato per così dire oscuro e manipolatorio, c'è da dire anche che è difficile quando si inizia ad avere un po’ di potere o qualche percezione particolare, riuscire ad essere imparziali, distaccati e non manipolatori nei confronti degli altri che spesso si guardano come inferiori o non troppo saggi. La prima cosa da fare quando ci si confronta con un 'insegnante', 'maestro', o 'guru' è sempre quella di ascoltare le proprie emozioni al momento dell'incontro con l'insegnamento, la tecnica, la terapia o quant'altro. Colui che insegna dovrebbe riflettere ciò che insegna, in ogni modo, per la maggior parte del tempo che è con voi e la sua vita dovrebbe essere lo specchio della sua interiorità poiché quello che è dentro è fuori. In secondo luogo bisogna accertarsi di quanto quello che lui o lei vi stanno insegnando o dando come terapia, vi renda effettivamente più liberi, o più sani (se non guariti). Molti terapeuti per dirne una iniziano subito proponendo una serie di sedute. Il che è comprensibile dal punto di vista del terapeuta che deve mangiare col suo lavoro, ma non da quello del cliente che cerca la guarigione più rapida e totale possibile. Molti corsi o insegnati o guru vi vincolano a stare in loro presenza, a lavorare per loro, a onorare il maestro, a energizzarvi con la sua presenza, vi obbligano magari a fare “servizio” per un gruppo, un centro, un ashram, magari rinunciando a un vostro percorso o vi chiedono continuamente soldi per una causa, perchè il Karma che ne avrete in cambio è un buon karma. Io non credo che questo sia sempre vero. Inoltre non credo che servire la causa di qualcun'altro sia il nostro scopo, magari può esserlo per qualcuno che ha scelto questa incarnazione a questo scopo, ma non può essere una regola generale. Anche qui il solo metro di giudizio è il cuore. Cosa vi dice il cuore e l'emozione quando vi si chiede di servire una causa, un maestro o un insegnamento? Questo è il vostro “Giusto” o “Sbagliato”. Intendiamoci, sono concetti reali, è vero che aiutare l'espansione di un gruppo spirituale, o un centro, o un ashram, o diffondere un insegnamento è causa di un grande karma positivo, perchè la regola principale di questa dimensione è che ciò che diamo ci torna, ma dobbiamo evitare fanatismi, estremismi e manipolazioni che vanno a danno della nostra stessa crescita. E quando qualcosa non ci sembra proprio a posto, se storciamo il naso, e una voce ci dice di allontanarci da un qualsivoglia maestro, dobbiamo sempre seguire questa intuizione. Inoltre tante discipline sembrano mirate su tutto fuorché su una praticità di fondo, la quale dovrebbe essere invece il primo obiettivo di qualunque cosa si faccia qui nella terza dimensione, dato che, per quanto questo possa non piacerci e per quanto noi possiamo sentirci proiettati verso “altre case”, “altre dimensioni”, la presente è quella che consciamente o no ci siamo scelti per evolvere. Sei qui in ogni caso che ti piaccia o no. Ora rimane questo problema di come portare lo spirituale nel reale, e di come impiegare quello che studiamo a fini pratici, per “migliorare” le nostre vite. Se sono dieci anni che fai meditazione ma la tua vita è sempre un disastro nei rapporti, nelle finanze, nel lavoro, allora forse la meditazione non è il percorso migliore per te, oppure dovresti cambiare esercizio. In questa ottica credo che i percorsi più validi, sono quelli che consentono di mettere alla prova ciò che si studia e portarlo nel reale, nella soluzione dei problemi e delle sfide di ogni giorno. Se mi si insegna un principio, lo stesso deve essere in qualche modo applicabile e dimostrabile, ed è questo lo scopo della spiritualità in una società occidentale orientata alla praticità (perchè niente mi leva dalla testa che se ci siamo incarnati qui e non in India forse un motivo ci sarà..) e non quello di fornire nuove idee o astrazioni che non hanno alcuna rilevanza nella vita. Le scuole esoteriche occidentali e orientali sono piene di teorie è vero, ma anche di pratiche che spesso non sono prese con la dovuta obbiettività e a cui non è dato il giusto risalto, perchè fa senz'altro più scena parlare di corpo astrale o di altri fenomeni, piuttosto che comunicare alle persone la disciplina e gli esercizi giusti che permetterebbero loro di sperimentare da soli tali fenomeni. Poi c'è quest'altro discorso della sofferenza. Ultimamente specie nei messaggi canalizzati da Tizio e Caio, si sente sempre dire che “si sta smuovendo qualcosa”, ”si è manifestata la tale energia”, “certe cose succedono perchè stiamo ascendendo” e veniamo portati a questa o quell'altra vibrazione..”. Si asserisce spesso che tutto il “male” che c'è nel mondo è causato dal passaggio alla nuova era e che quindi siamo costretti a subirne le conseguenze volenti o nolenti. Beh, cosa numero uno io non credo che siamo necessariamente nati per soffrire e credo che applicare certe leggi serva si a farci sentire meglio con noi stessi, ma anche a migliorare le condizioni della vita esteriore. Non ritengo necessari o buoni quei percorsi che ci costringono ad anni di sudditanza e sofferenza. Numero due, non credo siano necessari e buoni quei messaggi canalizzati che ci dipingono sempre come in balia di qualcos'altro e ci danno un modo per giustificarci continuamente e rimandare l'impegno su noi stessi , addossando le cause dello star male a qualcun'altro o qualcos'altro. Credo che abbiamo sempre il controllo delle nostre vite e che le nostre convinzioni più profonde creino la nostra realtà. Così se anche ci fosse un degrado generale e una possibile ascensione in corso, noi avremmo comunque il potere di renderci immuni e neutrali a tutto il mondo che ci crolla intorno. Io questo lo credo fermamente, lo studio, lo insegno, ma mi rendo conto di quanto sia difficoltoso vivere sempre con questa consapevolezza. Credo che come è vero che nel soffrire impariamo le nostre lezioni più preziose, questo abbia un limite, rappresentato dal fatto che la sofferenza ci distrugge dentro, ci consuma in qualche modo e non possiamo impiegare una vita al solo scopo di imparare soffrendo. In questo No Time For Karma e affini rappresentano ciò a cui mi sento più vicino. Quei percorsi che ci dicono che le sofferenze ci vengono “imposte” dall'alto al solo scopo di imparare o guadagnare una beatitudine successiva , io li ho completamente dimenticati. E’ meglio mettersi in risonanza con insegnamenti che liberano, è meglio credere di poter essere liberi davvero e che ci siano in giro libri, corsi, cd, e altre risorse che ci insegnano ad essere liberi, a cui dobbiamo però essere ricettivi. Se non si è ricettivi alla libertà dello spirito infatti, non la si potrà mai accettare come esistente. Tutto qui. Blessings. |